Jan Fabre invade Napoli

Jan Fabre

Un’estate di arte contemporanea alle pendici del Vesuvio! Jan Fabre invade Napoli con nuove installazioni, mostre e grandi eventi.

Al Museo di Capodimonte

Capofila del progetto legato all’artista belga, la mostra Jan Fabre. Naturali e mirabilia, a cura di Sylvain Bellenger e Laura Trisorio, sarà al Museo e Real Bosco di Capodimonte fino al 22 ottobre 2017. Un allestimento particolare e intenso che, come parte del progetto Incontri sensibili, mette lavori concettuali e dallo studio artistico quantomai profondo, composti interamente di gusci di scarabeo gioiello, accanto a manufatti in pelle del XVI secolo, a wunderkammer, la “camera delle meraviglie”, una raccolta di curiosità tipica delle collezioni d’arte del Cinquecento e Seicento, create con il desiderio di riunire natura e arte in un universo in miniatura in cui spesso compaiono resto di creature rare.

Iconiche le due opere di Fabre esposte nella mostra: la prima è Spanish Sword (Knight of modesty) – Spada spagnola (Cavaliere di umiltà) – in acciaio ricoperta di corazze naturali e iridescenti di scarabeo, icona di cavalleria e della battaglia per l’arte che l’artista belga ha iniziato già nel 2004 con il video Lancelot, una crociata in difesa della fantasia e dell’immaginazione come forme di conoscenza.

La seconda opera è ​Railway Tracks to Death – Binari verso la Morte – parte della serie Tribute to Hieronymus Bosch in Congo, attraverso la quale Fabre riflette sulla storia coloniale del Belgio. Preziosa, mutevole e cangiante, la scultura consiste in una struttura in legno ricoperta di ali di scarabeo che compongono una strana versione dello stemma delle ferrovie del Congo belga.

Esposti in mostra anche 41 scarabei egizi provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, simbolo di contatto fra il mondo terrestre e quello ultraterreno.

Per sapere di più: www.museocapodimonte.beniculturali.it

 

Allo Studio Trisorio

Fino al 28 ottobre 2017, nello spazio dello Studio Trisorio, storica galleria d’arte contemporanea napoletana, Jan Fabre presenta la personale My Only Nation is Imagination, esibizione composta da sculture, disegni e video, curata da Melania Rossi. Una riflessione complessa sul rapporto fra arte e scienza che indaga gli aspetti neurologici e psicologici e i meccanismi che entrano in azione al momento della produzione artistica e del giovamento che ciò provoca nell’artista. Il corpo umano è da sempre al centro del lavoro dello scultore belga e questa mostra ne è un’ulteriore conferma, focalizzando l’attenzione su quella che Fabre ritiene essere “la parte più sexy del corpo”, ovvero il cervello, che scolpisce a ripetizione, insieme a oggetti di uso quotidiano, insetti, e tanti altri dettagli.

Nella mostra è anche presente il lavoro Do we feel with our brain and think with our heart?, una video-performance in cui l’artista dialoga con il Dottor Giacomo Rizzolatti, il neurochirurgo che ha scoperto i neuroni-specchio fondamentali per spiegare l’empatia fra individui. Creando una serie di associazioni sorprendenti e giocose fra i simboli della sua arte e gli oggetti utilizzati da Rizzolatti nel corso dei suoi esperimenti, ciò che deriva è una speculazione filosofico-estetica sulle sensazioni, le emozioni e la coscienza.

Per saperne di più: www.studiotrisorio.com

(n.b.: la galleria resterà chiusa per ferie dal 1 agosto al 4 settembre 2017)

 

Al Museo MADRE

Terzo e ultimo appuntamento con Jan Fabre è al Museo Donnaregina, la fondazione napoletana dedicata interamente all’arte contemporanea dove è stata installata l’opera iconica The Man Measuring the Clouds (American Version, 18 years older) 1998 – 2016 – L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) – visibile fino al 19 dicembre 2017. Ispirata dal fratello, grande sognatore scomparso prematuramente, la scultura raffigura un uomo in piedi su una scala che tenta di misurare le nuvole, simbolo di chi pianifica qualcosa di impossibile come misurare qualcosa di mutevole come le nuvole. Citando l’ornitologo Robert Stroud che, una volta fuori dalla prigione di Alcatraz, disse che di lì in avanti si sarebbe dedicato a misurare le nuvole, l’opera, che è anche un profondo autoritratto, simboleggia la capacità di continuare a sognare sempre, trascendendo il tempo e lo spazio e paragonando l’artista che con la sua creatività va sempre oltre, allo scienziato che sfrutta le sue ricerche continue per travalicare, con la scienza, la conoscenza umana.

Per saperne di più: www.madrenapoli.it

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