L’arte come arte di Ad Reinhardt

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Art as art“, l’arte come arte di Ad Reinhardt, è di questo che vi parliamo oggi, uno dei più innovativi artisti americani della metà del Novecento, anche se in Italia non è così conosciuto.

Ad Reinhardt (Buffalo, 1913 – New York, 1967) è una personalità complessa ed introversa difficilmente collocabile in una corrente. Distante per idee e concetti dall’Espressionismo Astratto di Edward Hopper e Jackson Pollock, Reinhardt preferisce la chiarezza espressiva e una semplicità di disegno e segno che rendono le sue opere espressione di un linguaggio rigoroso e minimalista, radicale e riduttivo, geometricamente astratto sulle orme di Mondrian, ma che nasce da una consapevolezza: l’Astrattismo non riesce più a sperimentare e l’arte deve cambiare per rinascere.

Negli anni ’40, Reinhardt si avvicina alla Scuola di New York ed è qui che conosce grandi come Newmann e Rothko, dei quali subisce l’influenza. Ma da subito sviluppa una tale indipendenza spirituale e artistica che elabora una propria visione del mondo e un modo proprio per rappresentarla attraverso l’arte e la pittura. Ciò che nasce è una rappresentazione minima, che ricorre a un segno essenziale, rigorose geometrie e forti campiture di colore. Come nei quadri della serie Dipinti definitivi, tele quadrate su cui riquadri di sfumature di nero differenti sono accostati in modo da rendere invisibili i segni, la semplificazione è talmente estrema da arrivare anche all’annullamento del colore.

Nel 1962, Reinhardt sintetizza con queste parole il suo modo di fare arte: «Dipingere e ridipingere la stessa cosa ancora e di nuovo, ripetere e raffinare ancora e ancora l’unica forma uniforme…».

Possiamo oggi definire Ad Reinhardt come il principale anticipatore della Minimal Art e del Concettualismo grazie al processo di riduzione e sottrazione su cui si basa la sua arte. Perché «L’unica cosa da dire sull’arte è che è una cosa sola. L’arte è arte-in-quanto-arte e ogni altra cosa è qualunque altra cosa.»

Quest’anno, la Fondazione Modena Arti Visive, neonata istituzione modenese che riunisce, sotto la guida di Comune di Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, tre grandi istituzioni museali come la Galleria Civica, la Fondazione Fotografia e il Museo della Figurina, dedicherà una personale all’artista americano, per la prima volta sul nostro territorio. E sarà una sorpresa, perché sono inedite le opere in mostra.

Con queste premesse non vediamo l’ora di vederla!

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