3 invenzioni per riciclare e proteggere l’ambiente

3 invenzioni per riciclare e proteggere l'ambiente

 

La scienza, la natura e le continue scoperte. Ecco 3 invenzioni per riciclare e proteggere l’ambiente allo stesso tempo!

Le bottiglie di plastica per rafforzare gli edifici

Con una ricerca approfondita pubblicata a settembre 2017, un gruppo di studenti del Massachusetts Institute of Technology ha scoperto come rendere il calcestruzzo, alla base delle costruzioni, più sostenibile e ancora più resistente, grazie all’utilizzo di plastica e nello specifico, nella plastica delle bottiglie. Gli studiosi hanno infatti elaborato un metodo per dimostrare che il calcestruzzo arricchito di plastica PET diventa il 20% più forte rispetto a quello convenzionale, e così fanno gli edifici. Il materiale è anche più durevole nel tempo e potrebbe essere utilizzato un giorno non soltanto per la costruzione di edifici, ma anche di strade e marciapiedi.

Utilizzando questo particolare composto inoltre, non soltanto si otterrebbero costruzioni più solide, ma si andrebbe a combattere contro due dei materiali più utilizzati sulla Terra: la plastica e il calcestruzzo/cemento. Stando a MIT News, circa il 4,5% delle emissioni di anidride carbonica dovute alle attività dell’uomo viene generato producendo proprio calcestruzzo o cemento.

 

I gusci delle uova alla base di una nuova bioplastica

In una ricerca pubblicata nel 2016, un team della Tuskegee University, presentato al 251esimo meeting annuale dell’American Chemical Society, sostiene che aggiungendo piccole parti di guscio d’uovo ad alcune eco-plastiche già esistenti sarebbe possibile ottenere un materiale d’imballaggio del tutto biodegradabile e particolarmente resistente e flessibile.

Le nanoparticelle di guscio infatti aggiungono resistenza al materiale e lo rendono molto più flessibile di altre bioplastiche sul mercato, di cui esistono ormai molti tipi realizzati con patate dolci, amido di mais o altre fonti vegetali. Spesso il risultato che si ottiene è sì un prodotto biodegradabile ma il più delle volte poco resistente e funzionale. Questa potrebbe essere la soluzione.

 

Energia elettrica dalle banane

Nel distretto indiano di Bhagalpur, nei pressi di Bihar, non è sempre possibile avere corrente elettrica, perché il governo spesso taglia l’elettricità anche fino a 12 ore, creando notevoli disagi. È da qui che nasce il Banana Biocell, l’idea del giovane Gopal Jee di produrre energia elettrica dalle banane, un frutto molto diffuso e che ha già molteplici impieghi.

Tutto parte dall’osservazione di un fenomeno: la pianta del banano produce una sostanza acida e appiccicosa che rimane sugli indumenti. Partendo dalla presupposta acidità del materiale, Gopal Jee ha iniziato a studiarne le proprietà, sfruttando un sistema di elettrodi molto artigianale. Il risultato ha prodotto 3 volt di energia, capaci di far illuminare una lampadina per circa 3 ore. Aggiungendo altri steli in sequenza, è riuscito poi ad aumentare ulteriormente la durata della luce.

È un sistema semplice, ma i vantaggi sono incalcolabili perché  la materia prima è presente in quantità così abbondanti da creare problemi nello smaltimento; in più, recuperando gli scarti, non solo è possibile produrre energia ma anche riciclare, producendo energia elettrica con costi esigui.

Gopal Jee ha messo a disposizione della sua comunità il sistema e nel 2016 gli è stato conferito l’Inspire Award, un importante riconoscimento nazionale, dedicato a chi si distingue per la ricerca e l’innovazione in ambito scientifico.

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